Ormai ho detto che lo faccio, sicché ci farei una figuraccia.
Facciamo così, provo a scrivere qualche articolo, con una cadenza boh, settimanale. Se viene fuori che la gente lo legge, continuo, sennò lascio tutto affondare nel dolce oblio di internet, e l’onore è salvo.
Il motivo principale per cui sono qui a scrivere il primo articolo del mio blog è che ho deciso di chiudere i miei account sui social media, e questo mi fa un po’ paura.
“e se poi i miei NUMEROSISSIMI followers vogliono leggere cosa ne penso di questo e di quello, come faranno? EH? NESSUNO PENSA AI MIEI FOLLOWERS?”
Allora mi son detto, facciamo un bel sitarello old style, e ci appiccichiamo un blog. Son buoni tutti.
Una sega. Ho fatto una fatica bestia a fare questa cosa e il sito fa pure schifo, però questo è quanto, vedrò di migliorare più avanti.
Ma non è solo per non lasciarvi senza una guida in questa valle di lacrime che sto cosando il blog, lo faccio anche per avere qualcosa da “controllare”.
Dovrò riabituarmi alla velocità con cui il senso di colpa è capace di insorgere se c’è un lo scrolling a rallentarlo.
Nel senso, la sequenza finora è questa:
DEVO FARE UNA COSA –> MI DISTRAGGO –> SCROLLO PER UN TEMPO X –> SENSO DI COLPA —> PANICO&SGOMENTO –> FACCIO LA COSA.
Controllare se ci sono commenti, rispondere, pensare al prossimo articolo, mi darà un po’ da fare, anche se sicuramente risparmierò UN SACCO di tempo.
Che sarà di me adesso? Cosa farò con tutto il tempo risparmiato? Ho dato un sacco di colpe ai social, e a come il loro diabolico sistema che fa leva sulla dipendenza da dopamina intralcia la mia funzionalità di adulto, artista, genitore. Ho un sacco di progetti che vanno a rilento PER COLPA DI INSTAGRAM, DEI VIDEÎ DELLA GENTE CHE SI FA MALE E DELLE COVER DI BRITNEY SPEARS CANTATE DAI METALLICA.
A mezzanotte di oggi entriamo nel giorno del mio 41esimo compleanno e ho deciso di farmi questo strano regalo, disattivando i miei social
Mi sembrava una cosa molto fica, ma di contro, ora è colpa proprio solo mia se non mi do una mossa a portare a termine le cose che ho iniziato.
Vabbé. Intanto il primo articolo l’ho scritto, è inconcludente e superfluo e pertanto mi rispecchia alla grande.
Ciao, alla prossima!


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